Elefantino in crisi di peso

Nelle ultime settimane stiamo vedendo la crisi che sta subendo la destra italiana; si tratta della venuta meno del collante che teneva unito il conservatorismo liberale insieme al conservatorismo nazionale.  Solo un leader carismatico poteva far convivere due anime così distinte e che per un decennio spesso si sono confuse. Berlusconi ha saputo essere nella sua persona una sintesi tra queste due anime. La fine della sua egemonia politica la possiamo vedere con lo spostamento delle anime più liberali e legate alla tradizione cattolica verso il centro, luogo dove sono sempre state. Nella situazione attuale non c’è più dialogo, non c’è proposta politica, ma la cosa più grave è che questo compromesso incarnato nel sogno liberale del ’94 si è infranto del tutto con le inchieste avvenute in Lombardia. A che cosa hanno portato le scelte politiche fatte dalla destra? Le tasse non si sono abbassate, la burocrazia non è diminuita, laddove lo Stato si è ridotto il privato ha fatto peggio dei fannulloni.

I cittadini in che cosa hanno visto migliorare la qualità della loro vita? La risposta è molto dura da dare, perché probabilmente non c’è. Casini prima, Fini dopo si sono resi conto della fine di un sogno, del fatto che non si poteva vendere fumo ancora a lungo. Il problema è che con la nomina di Monti questa situazione è stata palesata anche ai più accaniti sostenitori del buongoverno berlusconiano. Solitamente sono i nazional conservatori ad attaccare Monti, mentre i liberal conservatori lo apprezzano. Questa  spaccatura è sempre più evidente ed impedisce la costruzione di una dialettica seria all’interno della destra. Il fallimento del liberismo economico ma anche e soprattutto del populismo della Lega rende spaesate le scelte liberal conservatrici che cercano una alternativa credibile. Del resto il sogno infranto liberale (e liberista) spinge i reduci del ’94 a costruire un partito della Nazione svincolato dal populismo e dalla xenofobia e che possa invece incarnarsi nel modello popolare europeo con accenti gaullisti.  Purtroppo mentre l’Italia si lecca le ferite, le ondate di antipolitica e rabbia sono sempre più acute. E questo è preoccupante, perché c’è sempre lo scaricabarile.

Questa frattura si è vista chiaramente anche a Como, con la frammentazione della maggioranza negli ultimi anni, fino all’epilogo degli ultimi mesi.   Quando un modello culturale fallisce,  la gente non si rivolge all’alternativa, ma è lo spaesamento a farla da padrone. Una politica seria deve mostrare che l’alternativa a quel modello fallimentare è possibile, poiché la priorità è l’efficienza, che in questi due lustri è stata ben lungi da essere all’ordine del giorno.

 

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