Cugini transalpini

L’articolo di ieri sulle diverse destre non si ferma.

Il discorso si può benissimo applicare alla scena francese. La situazione delle destre d’oltralpe è separata da sempre, anche se negli ultimi dieci -quindici anni il sentimento di identità nazionale ha sempre permesso al centrodestra di Chirac e Sarcoky di vincere le elezioni fino ad oggi. Vittoria incentivata soprattuto grazie all’intercettazione del voto del conservatorismo nazionale pur essendo invece un partito liberal-conservatore.

Il socialismo transalpino (all’opposizione da oltre un lustro) non ha avuto la parabola del blairismo, quindi senza ammiccamenti e digressioni liberiste porta oggi un programma in piena dimensione neo-keynesiana (qualcosa di sinistra come piacerebbe sentirsi dire da qualcuno). Probabilmente potrebbe fare bene alla Francia, ma quanto bene potrà fare all’Europa? Questo non possiamo saperlo ancora. La crisi ha demolito la figura di padre della patria che Sarkozy aveva incarnato. I nazionalisti rifuggono dal liberismo e dal liberalismo e fanno fronte a destra. Chiaramente dopo questa tornata elettorale il partito gollista dovrà trovare un nuovo modello e nuova energia, perché probabilmente con Hollande in vantaggio già dal primo turno, sarà difficile che monsieur Bruni possa tornare all’Eliseo, in particolare con la stessa politica che ha fatto esplodere le periferie e ha visto collassare il modello di integrazione basato sullo ius soli e lo stato sociale. Se la crisi aveva fatto inghiottire all’Europa il corridoio di destra, in questo corridoio la destra stessa si frantuma e va in pezzi il modello borghese liberista, facendo invece trionfare le scelte populiste e xenofobe che però saziano la pancia della base conservatrice senza dare concreta soluzione ai problemi. Perché quando i problemi sono interni e strutturali, nessuna caccia alle streghe o al nemico interno risolve i problemi, piuttosto occorre un esame di coscienza su quanto fatto negli ultimi anni, una severa critica alla bolla speculativa che crea denaro facile senza ricadute industriali.  In questo i cugini francesi possono accomunarsi a noi nelle sfortune, anche se la l’Italia ha rischiato molto grosso per le eccessive leggerezze della classe dirigente votata nel 2008 con una maggioranza schiacciante. Ecco, occorre un esame di coscienza.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *