Il merito della questione

oppure la questione del merito?

A destra se ne è sempre fatto un gran parlare, ma poi abbiamo visto che il modo più semplice per risolvere certe questione si è poi rivelato il solito familismo, che nel terzo millennio ha pure preso il nome di parentopoli.  Uno scenario disarmante insomma. E dove non c’è la famiglia, c’è la clientela, la fedeltà e la subordinazione completa.

Ebbene nel centrosinistra va affrontata la questione del merito. I giovani non sono bravi perché sono giovani. Ci sono giovani bravi e altri che lo sono meno. Punto. Il problema sta nel dare a chi se lo merita il giusto spazio per quello che fa e che conosce.  Indipendentemente dalla corrente o dalla fedeltà politica interna che uno ha. E guai che venga chiamato arrivista, perché questa è la sindrome di accerchiamento degli arrivati.  La sindrome che allontana chi non mastica politica davanti ai telegiornali. Ad alcuni piace chiamarla rottamazione, a me piace considerarlo un semplice e normale ricambio generazionale.  La politica italiana non ha mai dato troppo peso al merito e nemmeno le proposte demagogiche di liste civiche o simili danno davvero significato a questa parola. E’ solo uno slogan che si risolver in urla da straccivendoli. Chi vuole farsi strada, deve farselo da sé come dice giustamente Prodi. Non pensiamo che chi sta seduto su una poltrona si alzi per lasciare il posto ad altri per la loro bella faccia. Per questo occorre fare una battaglia nei partiti, contro le correnti perché la democrazia porti avanti i migliori e non solo quelli più fedeli, che magari sono anche brave persone, ma più che mai abbiamo bisogno oggi di persone brave. Perché se la società civile negli ultimi venti anni si è allontanata da certe tematiche disgustata dal regime partitocratico della prima repubblica, oggi potrà avvicinarsi alla politica solo se viene premiato davvero chi può fare il bene della collettività e non gli amici degli amici.  Però dobbiamo dire sì alla trasversalità e all’ascolto attivo, no alle correnti, no alla demagogia e NO al populismo becero.

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