Incentivi al lavoro

Lavoro per i giovani?

Questa è una ricetta interessante, anche se mi trova molto perplesso nel giudicarla se leggo cosa c’è scritto sulla versione cartacea. Ovvero che le aziende nonostante gli incentivi preferiscono non assumere o comunque affidarsi alle partite iva esterne. Quindi i toni trionfalistici dell’articolo web nei fatti sono smentiti da quelli un po’ più realistici della versione cartacea.  Tutta via è una idea che può funzionare, ricordiamoci che però diamio 5000 euro ad un’azienda che dopo averti assunto, può licenziarti comunque. Molti dimenticano che l’articolo 18 vale solo per una percentuale irrisoria di assunti e le aziende che lo applicano sono poche, perché sono poche quelle sopra i quindici dipendenti. Molte addirittura hanno incrementato il lavoro esternalizzato in questi anni per poter restare “piccole” solo sulla carta. Negli scorsi mesi governo, partiti e parti sociali ci hanno fatto un mazzo tanto sulla riforma del lavoro, che alla fine è riforma dei licenziamenti e nulla più. Alla fine la battaglia sull’articolo 18 si risolve in un nulla di fatto: mi farebbe piacere sentire le parole di coloro i quali si sono strappati le vesti su questa diatriba ideologica quando fra un anno ci si accorgerà che dentro queste iniziative keynesiane c’è sempre una scappatoia per i furbi di turno, perché è sempre bene ricordarlo, siamo in Italia, non in Germania o in Danimarca! Ricordo un paio di mesi fa una discussione televisiva tra Cofferati e Mario Adinolfi. Il primo sosteneva la linea vetero, un po’ assistenzialista più che keynesiana, che si presenta nei fatti come una macro risposta della tipologia indicata nell’articolo. Adinolfi giustamente sottolineava che i soldi non ci sono. Personalmente credo che il metodo assistenziale sia sbagliato come è inteso ora, ovvero una sorta di cassa integrazione per tenere vive aziende sull’orlo del baratro.  I finanziamenti, ma anche le normative, dovrebbero invece incentivare la differenziazione merceologica e produttiva. L’unico modo per uscire dalla crisi è sicuramente l’accesso al credito, ma anche la possibilità di dare questi soldi a chi vuole fare impresa, facendo cose che non ci sono, trasformando i precari con competenze in nuovi imprenditori? Sicuramente 5000 euro spesi così, possono fruttare molto di più che le donazioni a cinque-sei cifre fatte per aziende in crisi o addirittura fasulle.  Alla fine l’Italia del dopoguerra è rinata con la sua capacità progettuale, partendo da quel motto che cambiò tutto “Less is more”.

One response to “Incentivi al lavoro

  1. La prima questione è che gli interventi keynesiani più o meno robusti, ci vogliono (e ovviamente ci vogliono i soldi per finanziarli). Solo con tagli, le aziende di sicuro non investono comunque.

    La questione piuttosto è come spendere i soldi degli incentivi, in quali aziende, con quali progetti, per assumere chi e con quali modalità. Se il sostegno pubblico serve a far vivacchiare l’azienda, che poi però tra 2-3 anni dichiara di chiudere comunque, nonostante i soldi che si è beccata, le misure keynesiane non servono comunque a nulla.

    E noi di investimenti pubblici che non servono a nulla perché poi l’azienda non pensa a un nuovo progetto industriale per rilanciarsi e creare davvero sviluppo, ne sappiamo qualcosa. Basti pensare alla Fiat. O ai finanziamenti a pioggia dati ai vari Rivetti o Marzotto per aprire fabbriche al sud. E’ successo di tutto: che prendessero i soldi per acquistare i macchinari, e poi con quei soldi venissero per rinnovare gli impianti di altre fabbriche al nord, mentre le vecchie macchine venivano spedite nello stabilimento del meridione; che vi fosse un’esplosione dei casi di tumore tra gli operai della fabbrica per il solito mancato rispetto delle norme di sicurezza.
    Caso emblematico è proprio la fabbrica della Marzotto a Praia a Mare (CS). Negli anni ’90, era considerato un virtuoso modello di investimenti pubblici e privati, citato a livello nazionale da sindacalisti proprio come Cofferati. Oggi resta una fabbrica chiusa e un procedimento giudiziario aperto per i numerosi casi di cancro.

    http://www.pane-rose.it/files/index.php?c7:o6

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