Italia, oggi. Industria, domani?

Oggi a Omnibus Emiliano Brancaccio ha analizzato in modo ponderato la situazione italiana.  Aggiungerei alla sua argomentazione i due problemi nodali dell’Italia in crisi: da un lato la scarsa produttività del sistema paese rispetto a Germania e Francia, dall’altro la questione salariale. Non si produce di più pagando di meno. Si produce di più e meglio facendo cose che si vendono e pagando il dovuto. Di certo non si esce da questa situazione facendo ricorso solo alle esportazione. I prodotti devono circolare qua, così come la ricchezza prodotta. L’eccedenza vada all’estero, ma specializzarsi esclusivamente su mercati stranieri impoverisce tutti gli altri.

Pensare di dare qualunque contributo pubblico alle aziende è eticamente sbagliato, perché vanno date opportunità, nuove opportunità. Nella buona fede di difendere il singolo posto di lavoro si è creata una voragine generazionale. Anziché sovvenzionare imprese che avrebbero comunque finito per uscire dal mercato, occorreva generare opportunità perché si creassero nuove imprese dove riposizionare chi perdeva i posti di lavoro nelle altre. Invece è andata in modo diverso: la cassa integrazione è durata un po’, per altri c’è stata la mobilità, ma alla fine l’azienda ha chiuso. Questo sì che è immorale e irresponsabile.

Le nostre azioni dovrebbero essere volte per fare la scelta migliore per noi e per il gruppo. Purtroppo non è stato così e la deindustrializzazione inesorabile come un ghiacciaio s’è fatta avanti. E quando un’azienda chiude non se ne apre facilmente un’altra. Su 100 di imprese chiuse, se ne sono aperte 70 nuove grazie agli stranieri. Questo è buono per il PIL, ma gli operai e gli impiegati italiani che lavoravano nelle imprese ora chiuse che fine hanno fatto?

Nessuno se lo domanda, tutto va a rotoli. E poi dicono che la crisi della banche, ma magari fosse solo quello! La crisi viene da lontano ed ha una origine etica, in particolare affoga nella irresponsabilità della mancanza di una politica industriale e di una capacità di rinnovarsi delle imprese.

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