Come possono i piccoli sopravvivere al tempo di notizia e al tempo di parola dei grandi

Sentivo Specchia l’altro giorno che parlava della grande capacità di Beppe Grillo di coprire mediaticamente entrambi gli spazi, in modo da essere percepito a 360° nei media.

La cosa mi è parsa molto interessante e sono andato a rivedermi i dati di 5 anni fa, quasi sei, quando era appena stato eletto Berlusconi per la terza volta.

E’ interessante capire come questi processi a livello nazionale cerchino sempre un attore protagonista, quasi un personaggio totalizzante. Se oggi abbiamo oltre a Berlusconi, anche Matteo Renzi, che come presidente del consiglio ha chiaramente aumentato lo spettro di influenza, lo stesso Grillo tocca non solo i media tradizionali, ma fa parlare di sé partenda dalla coda lunga, sfruttando di fatto la sua assenza su media principali, che parlando di lui ugualmente se non di più.

In questo scenario che è la politica nazionale mi chiedo come possano i cittadini percepire le informazioni della politica locale, regionale o cittadina in modo positivo, poiché di fatto tra tempo di notizia e tempo di parola dei personaggi della moderna “commedia dell’arte” c’è poco spazio di manovra.

Considerato ciò è molto importante che quanto viene fatto, debba essere comunicato in modo tale che si lasci solo un’eco positiva, che generi consenso a priori e mai polemiche.

Se si organizzano i progetti e la comunicazione degli stessi attraverso il problem solving e la soddisfazione dei bisogni, individuando il target e costruendo la proposta politica partendo da una domanda progettuale a cui  dare risposta, sarà più facile creare un’idea non solo positiva, ma dando anche una ricaduta pragmatica nelle cui proposte traspaiono efficacia ed efficienza.

Come è possibile tutto ciò? E’ possibile se si crea una narrazione di quello che è l’elaborazione politica che sta a monte, di fatto quello che è la strategia.

Come un buon film lo si apprezza dalla sceneggiatura, indipendentemente dal soggetto, così ogni azione rivolta ad un pubblico deve avere i tempi e le battute giuste, il senso del ritmo, poiché cadenzando l’azione e la comunic-azione di un progetto politico (inteso anche etimologicamente), possiamo percepire il dialogo, i luoghi e i piani in cui tutto ciò viene man mano articolato.  In questo dovrebbero essere dei validi esempi Renzi, Vendola, e chiaramente anche Obama.

Quando si va a toccare l’immaginario, specialmente quello circoscritto, è fondamentale che la riminiscenza immediata, sia positiva e assertiva. Non solo “è giusto”, ma “finalmente”. Questo perché delineando la progressione (e la progressività dell’azione nella narr-azione) emerge inesorabilmente l’idea di miglioramento continuo che è quindi percepito e può creare un flusso di parola, i rumors , che toccando i canali non convenzionali di informazione sostanziano di consenso ciò che la politica si impegna a fare.

Poiché quindi si tratta di una dimensione molto teatrale dove contemporaneamente vanno in scena tanti spettacoli, per essere competitivi e lasciare un ricordo positivo, deve essere subito comprensibile allo spettatore del perché il passaggio da uno stato precedente A ad uno successivo B sia un miglioramento per lui. Nel caso  in cui nella costruzione a priori ci accorgiamo che i nostri potenziali target di riferimento potrebbero non essere soddisfatti del nostro percorso, è opportuno pensare una exit strategy, che non può essere solo comunicativa, ma sostanziale, anche se partendo dalla comunicazione si riesce a trovare la soluzione più sostenibili.

Se infatti uno dei nostri target non è soddisfatto del messaggio, è perché ha percepito anche un aspetto negativo e non vede il miglioramento. Questo genera polemica e  voglia di suggerimento e di correzione da parte di chi si sente parte lesa. Per evitare ciò, è meglio prevenire, progettando strategicamente gli scenari possibili e dando già una risposta valutando vantaggi e svantaggi, debolezze e punti di forza del nostro progetto.

Se questo non bastasse c’è sempre la soluzione, parziale certo, della compensazione, anche emotiva. “Si passa da A a B, non puoi più fare X in A, ma puoi sempre farlo in C e ora puoi farlo anche in D”.

Di fatto la maggiore articolazione nello spazio e nel tempo del progetto stesso, nonostante sussistano criticità per una parte degli attori, questa può essere minimizzata proprio attraverso una narrazione che diventa più corposa e strutturata. Ovviamente questo deve essere gestito a monte, con un piano strategico di comunicazione, dove parte tecnica e parte politica si parlino. In questo modo si riesce a gestire direttamente l’informazione, la natura e la qualità della notizia che non viene eccessivamente mediata e interpretata dalla stampa, ma viene accettata e comunicata “in presa diretta” (pensiamo alla maestria con cui Grillo o la stessa Lega sono riusciti a far passare messaggi studiati a tavolino, che poi nella realtà erano sottodimensionati, ma che hanno comunque generato un forte consenso, poiché sentiti come prioritari).

Ed è qua che sta il nocciolo. Se si riesce a far percepire le singole azioni come parte di un mosaico più grande, allora nell’immaginario l’idea di priorità prende il posto a quella di incombenza o di contigenza,  e il tutto riesce a creare un meccanismo virtuoso di funzionalità e buone pratiche. E alla fine il target principale e quelli secondari non potranno che accodarsi alla nostra narrazione, un po’ come i milioni di italiani che hanno visto “la grande bellezza”, perché sapevano che il messaggio di promozione che si portava dietro era positivo e quindi non si poteva restare esclusi da un pezzo importante dell’immaginario del momento.

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