Diventare costruttori di ponti

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Essere e diventare costruttori di ponti,  un invito che Papa Francesco ha dato tra  diversi messaggi di modernità in questi anni.

Alcuni sono stati soprattutto messaggi di chiarezza che mettono al centro l’uomo e questo è fondamentale. La secolarizzazione della società ha messo da parte l’individuo e le sue caratteristiche, l’ambiente e ad un certo punto anche la massa.
Cioè che è rimasto soprattutto nei paesi del sud del mondo-ma stiamo iniziando a capirlo anche in Europa- è una società alla deriva, dove i valori passano in secondo piano.
La novità profonda poiché viene confermata dal pontefice (e non a caso ha questo nome) è legata a due temi determinanti che toccano il destino dell’umanità: l’ecologia per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente e quindi del prossimo da un lato, dall’altro l’essere costruttori di ponti, per non solo rispettare l’altro ma costruirci insieme un percorso.
Ad oggi quindi possiamo avere la conferma che il tema della socialità attraverso la solidarietà e quindi un nuovo umanesimo non sono più terreno di scontro tra la Chiesa (nel senso più ecumenico possibile) e le ideologie di matrice marxista, poiché non è più materia concorrente, ma terreno comune in cui occorre dissosare, arare e seminare ciò che vedremo nei prossimi anni.
E’ possibile ad oggi essere di sinistra, ambientalista, radicale e cattolici al tempo stesso? Per me non lo è per niente ed è possibile superare ogni contraddizione attraverso il discernimento, la relazione e la ragionevolezza.
Il fatto che il papa elogi le figure dei pontieri, lui che dal suo ruolo di pontefice, dimostra quanto il messaggio ecumenico che ha visto probabilmente il Cardinal Martini un esempio fortissimo di questa volontà di dialogo con un mondo che ci appariva distante. Spunti da cui partire certo per una riflessione ampia di largo respiro.
Costruttori di ponti per la pace, pensando al ponte di Mostar, pensando alla figura di Alexander Langer, pensando alla cortina di ferro che ha diviso l’Europa per mezzo secolo e ai muri che dividono Messico da USA, Palestina da Israele.
Costruttori di ponti contro la devastazione dell’ambiente a favore del profitto: Possiamo avere un futuro che faccia a meno del land grabbing, che combatta la desertificazione e la deforestazione selvaggia a favore delle piantagioni o non cada più nell’errore di grandi opere idrauliche come quelle dell’Asia centrale che hanno inaridito tutto ciò che c’era a sud di quel che resta del lago d’Aral.
Un nuovo modello di sviluppo è possibile: possiamo davvero pensare che gli uomini, la maggiorparte degli essere umani, vivranno in enormi slum attornoa città del benessere per pochi circodati da enormi discariche come vediamo accadere nei paesi in via di sviluppo?
Ovviamente l’uomo e l’ambiente possono tornare al centro di tutto ciò solo con un nuovo modello di città in cui l’agricoltura è protagonista ed è il ponte stesso e la soluzione all’eterno conflitto tra città e campagna.
Per proiettarsi al futuro le città di domani devono imparare a nutrire sé stesse e chi ci abita, come una sorta di superorganismo che nella ciclicità delle sue funzioni trova un equilibrio, demografico, economico e sociale.
Occorre costruire ponti, non smettere mai di tessere relazioni, di dialogare e di rispettare le differenze, perché come ci insegna la doppia elica da cui tutti deriviamo, la richezza e la capacità di adattamento possono venire solo dall’unione delle peculiarità e dalle differenze di ciascuno di noi.

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