Category Archives: Problemi cittadini

Preliminare del 25 giugno 2012: trovare una nuova vocazione per Como

 

Ringrazio i consiglieri della minoranza per le loro osservazioni e per gli emendamenti fatti, che sicuramente contribuiranno a costituire un documento condiviso da tutti noi.

Vorrei ricordare che se in questo periodo storico c’è da parte dell’opinione pubblica una certa sfiducia nella politica, la dobbiamo senza dubbio ad un atteggiamento morbosamente burocratico e cavilloso, che spesso degenera nel linguaggio volgarmente detto “politichese”, con prassi spesso lontane dalla comprensione dei cittadini.

Lo dico soprattutto come cittadino entrato ora in Consiglio Comunale.

 

E’ doveroso che le minoranze si esprimano, ma attenzione che lo zelo non si tramuti in sterile ostruzionismo.

Cioè che viene contestato alla politica è spesso la sua mancanza di efficienza  con la conseguente mancanza di efficacia.

Quindi inviterei qualora sia possibile a contenere  la durata degli interventi durante il dibattito e cercare di essere più sintetici possibile. Non a caso ciò che si rimprovera spesso è la mancata capacità di fare sintesi.

Chiaramente essere celeri non significa perdere la vis polemica e fare venire meno il proprio ruolo di opposizione.

 

Penso piuttosto che se ci troviamo in questa congiuntura economica, in particolare a Como, lo dobbiamo alla già citata burocratizzazione della politica, al distacco lessicale e modale che c’è tra il contesto del palazzo e la sensibilità e le esigenze dei cittadini.

Non dimentichiamo che questa città ha subito un processo pesantissimo di deindustrializzazione, con la successiva perdita di posti di lavoro. Sono passati molti anni dalla chiusura di quelle fabbriche che ora sono aree dismesse. Fabbriche che rappresentavano la vocazione manifatturiera della città. Spesso il consigliere Bordoli ha giustamente ricordato di iniziare a guardare al futuro e non solo al passato.

Però non possiamo dimenticare che quei luoghi  da venti o trenta anni hanno smesso di produrre e creare ricchezza e lavoro per questa città. La politica non deve perdersi quindi nella cavillosità, ma deve avere la pulsione a  creare opportunità, a guardare al futuro. E quando si parla di futuro bisogna essere consapevoli tutti insieme che una nuova politica, la nostra, sia della maggioranza che della minoranza, deve puntare  a dare una nuova vocazione a Como. E’ una questione sia politica che culturale. Invito tutti a osservare il gonfalone alle spalle della Giunta dove possiamo vedere quella che era l’area di influenza di Como durante la massima espansione della diocesi.

La memoria storica  deve ricordarci il peso politico e culturale che la nostra città deve riacquistare, poiché forze centrifughe – che hanno il cognome di ex Ministri e altissime cariche regionali- ci hanno via via marginalizzato nel corso degli ultimi anni.

Quindi penso che sia compito di tutto il Consiglio e della Giunta cercare di svolgere il proprio compito in modo tempestivo, sia per mostrare un processo di efficienza ai cittadini, sia per riportare Como al centro di un dibattito politico possa andare oltre ai confini comunali e ci riservi un destino migliore che quello di diventare solo un dormitorio per Milano.

 

Relativo articolo su econoinformazioni

 

Incentivi al lavoro

Lavoro per i giovani?

Questa è una ricetta interessante, anche se mi trova molto perplesso nel giudicarla se leggo cosa c’è scritto sulla versione cartacea. Ovvero che le aziende nonostante gli incentivi preferiscono non assumere o comunque affidarsi alle partite iva esterne. Quindi i toni trionfalistici dell’articolo web nei fatti sono smentiti da quelli un po’ più realistici della versione cartacea.  Tutta via è una idea che può funzionare, ricordiamoci che però diamio 5000 euro ad un’azienda che dopo averti assunto, può licenziarti comunque. Molti dimenticano che l’articolo 18 vale solo per una percentuale irrisoria di assunti e le aziende che lo applicano sono poche, perché sono poche quelle sopra i quindici dipendenti. Molte addirittura hanno incrementato il lavoro esternalizzato in questi anni per poter restare “piccole” solo sulla carta. Negli scorsi mesi governo, partiti e parti sociali ci hanno fatto un mazzo tanto sulla riforma del lavoro, che alla fine è riforma dei licenziamenti e nulla più. Alla fine la battaglia sull’articolo 18 si risolve in un nulla di fatto: mi farebbe piacere sentire le parole di coloro i quali si sono strappati le vesti su questa diatriba ideologica quando fra un anno ci si accorgerà che dentro queste iniziative keynesiane c’è sempre una scappatoia per i furbi di turno, perché è sempre bene ricordarlo, siamo in Italia, non in Germania o in Danimarca! Ricordo un paio di mesi fa una discussione televisiva tra Cofferati e Mario Adinolfi. Il primo sosteneva la linea vetero, un po’ assistenzialista più che keynesiana, che si presenta nei fatti come una macro risposta della tipologia indicata nell’articolo. Adinolfi giustamente sottolineava che i soldi non ci sono. Personalmente credo che il metodo assistenziale sia sbagliato come è inteso ora, ovvero una sorta di cassa integrazione per tenere vive aziende sull’orlo del baratro.  I finanziamenti, ma anche le normative, dovrebbero invece incentivare la differenziazione merceologica e produttiva. L’unico modo per uscire dalla crisi è sicuramente l’accesso al credito, ma anche la possibilità di dare questi soldi a chi vuole fare impresa, facendo cose che non ci sono, trasformando i precari con competenze in nuovi imprenditori? Sicuramente 5000 euro spesi così, possono fruttare molto di più che le donazioni a cinque-sei cifre fatte per aziende in crisi o addirittura fasulle.  Alla fine l’Italia del dopoguerra è rinata con la sua capacità progettuale, partendo da quel motto che cambiò tutto “Less is more”.

Crisi di valori alimentari

Chi conosce il cibo convenience?

L’Italia si è salvata per parecchio tempo da questa pratica poco ortodossa per i nostri palati, che tuttavia in seguito alle liberalizzazioni del commercio a volte rischia di diventare una vera e propria truffa.

Infatti se il made in Italy brilla per la sua qualità nel settore alimentare, spesse volte gli italiani stessi si fanno turlupinare nei ristoranti acchiappa turisti. E’ vero che il cibo precotto può essere una valida e rapida proposta per un fast food nei bar delle frenetiche città, quando l’offerta dei ristoranti è effettivamente troppo cara per un lavoratore, tuttavia la diffusione del prodotto convenience non si limita a questo. La battaglia di Slow Food a volte troppo ortodossa sul chilometro zero (che costa e parecchio) lancia il giusto anatema contro i furbetti della ristorazione. Self service ma anche ristoranti “normali” fanno spesso uso – a nostra insaputa- di prodotti pronti, surgelati e precotti, spacciati per prelibatezze. Ovviamente noi non possiamo accorgercene a meno di essere informati. Le categorie merceologiche vendute sono svariate, dalla lasagna alla selvaggina. Ovviamente all’estero questo processo è molto più diffuso che da noi, anche se ormai qualcuno cerca di risparmiare mettendo in outsourcing la cucina. Come difenderci e capire dove c’è la buona fede e dove no? Solitamente laddove ci sono tanti turisti e tanto smercio, se la varietà dei prodotti offerti è troppo variegata, allora c’è puzza di convenience. Come si può cucinare un bel salmì di cervo, pizzoccheri e avere anche le cozze ripiene? Questi sono misteri la cui risposta ora sarà più semplice. Diffidare quindi dai menù troppo ricchi: una spia sono i cornetti (i fagiolini) per contorno che sono verde veronese.  Poi c’è il pane. Se il pane non è buono, difficile che lo sia anche il resto. Meglio un menù più scarno, col prodotto del giorno semplice ma sincero dunque. L’incubo di una spesa di 30-40 euro al ristorante per mangiare roba uscita dal microonde facciamolo vivere a qualcunaltro

“L’EURO NON POTRA’ REGGERE SENZA UN’EUROPA FEDERALE CON ROMA E PARIGI AL CENTRO”

 

Dove va l’Europa? lo vediamo sul sito di Emma Bonino

 

Quello che è stato promesso cinque anni fa

STEFANO BRUNI

PER UNA COMO PIU’ BELLA ED EUROPEA
Sostenuto da: Forza Italia
Alleanza Nazionale
Lega Nord
Unione dei Democratici Cristiani e di centro
Democrazia Cristiana per le Autonomie
Pensionati
Italia Unita movimento liberaldemocratico
per il quinquennio 2007-2012

Principi ispiratori

Sportello Europa

Sinergia Provincia- Regione – Stato

Consiglio Comunale – Sportello aperto in costante ascolto delle esigenze dei cittadini

Solidarietà Sociale Famiglia Educazione Scuola

Casa delle mamme

Istituzione Consulta della Famiglia

Per la prima infanzia aumentare ulteriormente le settimane di apertura dei nidi

Polo scolastico con orario prolungato fino alle 18 grazie al personale comunale

Apertura micro piscina Scuola Media Foscolo

Centro Igiene Mentale nell’ex polveriera di Albate

Sicurezza

Conferma del vigile di quartiere

Cultura

Stati Generali della Cultura

Recupero Politeama

Costituzione Fondazione Villa Olmo

Campus universitario di qualità al San Martino (cittadella dell’alta formazione)

Accademia di Estetica

Sostegno alle Università, ai centri di ricerca

Progetto Plinius: lago balneabile entro il 2009 e valorizzare il nostro lago dal punto di vista ambientale e turistico

Sport

Ampliamento e adeguamento degli spazi esistenti

Particolare attenzione al rugby

Creare immediatamente la nuova cittadella dello sport

Valorizzare i percorsi pedonali nella Spina Verde con attrezzature e percorso vita

Promozione e sostegno di eventi sportivi di rilevanza nazionale e internazionale

Ambiente

Politiche di abbattimento nei fattori inquinanti nei trasporti
Sostegno alle campagne per la conversione a metano e a energie rinnovabili di riscaldamento
Rimodulazione dell’appalto di pulizia strade e raccolta rifiuti solidi urbani per rispondere alla grande richiesta di maggiore pulizia della città
Spostamento del depuratore dentro la montagna e conferimento dei reflui al fiume Seveso tramite un tunnel che attraverserà l’intera montagna della Spina Verde

Urbanistica

PGT
Approvazione variante urbanistica per il commercio
Approvazione nuovo regolamento edilizio integrato con normativa risparmio energetico
Aggiornamento e definitiva approvazione del piano energetico comunale
Riqualificazione area del Baradello
Riqualificazione e valorizzazione del fronte lago da Villa Geno a Villa Olmo
Realizzazione di un nuovo stadio fuori dalla convalle
Completamento delle procedure conclusive per il canile della Val Basca
Realizzazione di almeno 250 nuovi alloggi comunali
Definitivo recupero dell’Ex orfanotrofio di Via Grossi per la destinazione dell’edificio a nuova definitiva e prestigiosa sede del museo della Seta e a Foresteria e eventualmente nuova sede del Centro Volta

Mobilità e Parcheggi

Per quanto di competenza l’amministrazione si adopererà, con gli altri
enti territoriali, all’agoniata realizzazione della Tangenziale di Como (dentro il
grande progetto della Pedemontana Lombarda).
Interventi di massima necessità la cosiddetta “Borgovico Bis” per la quale è già stata avviata la progettazione
E’ prevista la realizzazione di un parcheggio multiapiano a Grandate
presso la stazione delle FNM in occasione del raddoppio della linea ferroviaria
fino a Como Borghi.
Saranno promossi dall’amministrazione sia Car-pooling che il Park and Ride.
la verifica della qualità dei servizi di Trasporto Pubblico Locale nell’area urbana di Como

Verde Pubblico

Riqualificazione dei giardini a lago

Parco urbano nella zona S. Martino, accessibile anche ai cittadini come luogo di memoria e non solo di svago.

Chi firma, trova

Sconcertante notizia, ma alla fine è la solita gogliardata, una forma di burlesque come va tanto di moda oggi.

di che cosa parlo? Ecco

 

Bersani a Como

 

La Politica a Como sta vivendo un momento di svolta. Una svolta  coincide con la novità della figura di Mario Lucini. Una svolta che si incarna in giovani candidati. Una svolta che coincide con l’attenzione dei politici nazionali su quanto sta succedendo a Como.

Non posso non ricordare le parole di Bersani oggi. Il centrosinistra amministra i capoluoghi delle regioni del nord, lo fa bene. Ora tocca a noi uscire dalle macerie degli ultimi anni, con una politica nuova  e di rinnovamento che sia davvero alternativa alle destre liberiste e populiste che hanno messo in ginocchio l’Italia e l’Europa.

 

Qua il video di oggi con Lucini e Bersani

 

Elefantino in crisi di peso

Nelle ultime settimane stiamo vedendo la crisi che sta subendo la destra italiana; si tratta della venuta meno del collante che teneva unito il conservatorismo liberale insieme al conservatorismo nazionale.  Solo un leader carismatico poteva far convivere due anime così distinte e che per un decennio spesso si sono confuse. Berlusconi ha saputo essere nella sua persona una sintesi tra queste due anime. La fine della sua egemonia politica la possiamo vedere con lo spostamento delle anime più liberali e legate alla tradizione cattolica verso il centro, luogo dove sono sempre state. Nella situazione attuale non c’è più dialogo, non c’è proposta politica, ma la cosa più grave è che questo compromesso incarnato nel sogno liberale del ’94 si è infranto del tutto con le inchieste avvenute in Lombardia. A che cosa hanno portato le scelte politiche fatte dalla destra? Le tasse non si sono abbassate, la burocrazia non è diminuita, laddove lo Stato si è ridotto il privato ha fatto peggio dei fannulloni.

I cittadini in che cosa hanno visto migliorare la qualità della loro vita? La risposta è molto dura da dare, perché probabilmente non c’è. Casini prima, Fini dopo si sono resi conto della fine di un sogno, del fatto che non si poteva vendere fumo ancora a lungo. Il problema è che con la nomina di Monti questa situazione è stata palesata anche ai più accaniti sostenitori del buongoverno berlusconiano. Solitamente sono i nazional conservatori ad attaccare Monti, mentre i liberal conservatori lo apprezzano. Questa  spaccatura è sempre più evidente ed impedisce la costruzione di una dialettica seria all’interno della destra. Il fallimento del liberismo economico ma anche e soprattutto del populismo della Lega rende spaesate le scelte liberal conservatrici che cercano una alternativa credibile. Del resto il sogno infranto liberale (e liberista) spinge i reduci del ’94 a costruire un partito della Nazione svincolato dal populismo e dalla xenofobia e che possa invece incarnarsi nel modello popolare europeo con accenti gaullisti.  Purtroppo mentre l’Italia si lecca le ferite, le ondate di antipolitica e rabbia sono sempre più acute. E questo è preoccupante, perché c’è sempre lo scaricabarile.

Questa frattura si è vista chiaramente anche a Como, con la frammentazione della maggioranza negli ultimi anni, fino all’epilogo degli ultimi mesi.   Quando un modello culturale fallisce,  la gente non si rivolge all’alternativa, ma è lo spaesamento a farla da padrone. Una politica seria deve mostrare che l’alternativa a quel modello fallimentare è possibile, poiché la priorità è l’efficienza, che in questi due lustri è stata ben lungi da essere all’ordine del giorno.

 

Università e Como

Oggi ho fatto il mio giro di campagna elettorale in quella che fu (anche) la mia Università, per la triennale perlomeno. Ringrazio tutti quelli che hanno preso il materiale e chi mi hanno dato retta, anche quelli non residenti che lo hanno dato ai loro amici. L’ambiente è sicuramente più internazionale di 9 anni fa, anche se i difetti restano gli stessi. In Castelnuovo le solite macchie di umido e perdite di acqua tra il laboratorio di chimica e le aule di disegno industriale. Fuori nel cortile di via Valleggio qualcosa si è mosso: perché quel cortile non c’era ed era un piccolo prato nel 2005, quando dopo la visita del presidente Ciampi venne trasformato subitaneamente in  cantiere, a detta di alcuni perenne. Ora nonostante tutto qualcosa si è mosso, anche sono passati 7 anni e il cantiere è quasi alla fine. Il clima purtroppo è sempre quello un po’ ibrido,  stranamente misto tra provinciale e internazionale, col risultato di accentuare i difetti di entrambi. Ben altro clima si respira in Bovisa o in Statale, ma quello non dipende dall’Ateneo, bensì dalla città. Per questo occorre che Como vada incontro alla struttura cercando di valorizzarsi e di valorizzarla, perché questo non è stato fatto. Il limite è anche la cesura costituita in anni e anni, tra studenti fuori sede e quelli che invece vengono perché c’è l’Uni sotto casa. Purtroppo questo è un effetto del provincialismo che spesso tocca la povera Como. Sicuramente occorre una delicealizzazione (termine orrendo ma opportuno), una forte integrazione con le attività collaterali e soprattutto un intervento serio di politiche giovanili che sappiano utilizzare l’eccellenze culturali prodotte in vari ambiti per l’uso sociale e associativo. Occorre un campus? Probabilmente sì, ma in questi spazi, che devono esser spazi della città, dei giovani per i giovani,  devono essere privi di colore politico e dare la massima libertà di espressione. E in questi spazi dovrebbero esserci quelle sale studio di cui in biblioteca comunale si sente l’esigenza; eppure i due mondi, anche se separati da un solo chilometro, pare non si conoscano e abbiano contatti minimi. Insomma l’Università a Como c’è, però occorre interazione e integrazione tra le varie realtà.

Le mode cambiano

La xenofobia un tempo era di moda