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Como e il verde pubblico

Parlando con alcuni dipendenti comunali di diversi settori ho scoperto parecchi aneddoti e altrettante cose interessanti sui poveri alberi comaschi.  E questi alberi appartengono a tutti noi. Per esempio quelli che vengono spesso sostituiti vicino alla stazione delle ferrovie  nord a lago, spesso e volentieri subiscono non graditi bagni di colla, trovandosi proprio vicino al cartellone pubblicitario. Giovani e imbevuti non possono che non attecchire in condizioni così avverse. Oppure  c’è il tema della aiuole:  le aiuole che stanno sulla passeggiata di Villa Olmo spesso vengono sostituite in toto quando solo alcune piante sono state calpestate. Rimasi incredulo quando un giardiniere mi disse che sarebbero vissute al massimo tre settimane (era fine ottobre quando avvenne il fatto). Per la serie “sprecare tempo e denaro”, a Como si può.  Ma di situazioni grottesche ce ne sono a palate.  Per dirne una ancora ci sono gli alberi in viale Geno, potati da privati poiché da un lato non ci sono i soldi nelle casse, dall’altro tutti quei rami gli tolgono la vista. Un grosso problema che pochi sanno e che mi ha svelato un tecnico dell’ufficio giardini è che Como ha troppi alberi sbagliati nei propri giardini. Tutti quei platani che si sono ammalati a catena per la città o tutte quelle conifere sono un problema per l’ordinaria manutenzione. Come sempre errori del passato che tocca a noi gestire, quando ormai sono davvero casi problematici. I sempreverdi non si possono potare, perché non ricrescono. E questo è un problema e danno per il verde urbano. Gli alberi così crescono e a un certo punto non si può controllarli in alcun modo.  La logica vorrebbe che si usassero i criteri dei primi giardini, quelle settecenteschi e ottocenteschi, con piccoli boschi di alberi della stessa specie, magari autoctoni, come castagni, gelsi o tigli, così da cercare di inserire un’armonia nel progetto. Per progettare bene il verde non serve solo dire no alla cementificazione, ma  è opportuno approcciarsi in modo umile e razionale al problema. Per farlo occorre un progetto di lungo periodo e una visione. Personalmente credo che il parco che verrà a posizionarsi su una porzione dell’area dell’ex Ticosa non possa che farsi memoria del patrimonio di Como, con un rimboschimento dell’area mediante gelsi neri e bianchi, ormai quasi scomparsi non solo dai parchi, dai giardini e dalle campagne comasche, ma addirittura dai vivai. Pensate che nemmeno alla Fondazione Minoprio sono riuscito a trovarne uno.