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Il nuovo centrosinistra 20 anni prima

Leggo con grande stupore -prima di oggi ignoravo questa vicenda- che nel 1994 dopo l’inaspettata sconfitta della coalizione dei progressisti, che Alexander Langer volesse correre per la segreteria del PDS in sostituzione di Achille Occhetto. Lo dice lo stesso Langer in un articolo dell’epoca inserito nella raccolta Il viaggiatore leggero.

Interessante l’analisi delle debolezze e delle mancanze della sinistra, le stesse di oggi, in particolare in riferimento ad un problema dei sentimenti comuni, uno su tutti la compassione al posto della sola passione. Pensiero che appartiene grazie a Langer scopro appartenere a Willy Brandt e in cui io oggi nel 2014 mi ci ritrovo molto, accorgendomi che nei lustri precedenti poco è stato fatto. Credo che oggi Lander e molte delle sue idee vivano nel PD, come lo stessi Renzi abbia ricordato, forse in modo non adeguato qualche tempo fa. Certo è che come diceva lo stesso Langer la vecchia sinistra legata al PCI e a quel pensiero strutturato, all’organizzazione stessa isolata dalla società civile, che di fatto limitata venti anni fa i DS alla non rappresentanza di molte istanze della sinistra nuova, oggi è ancora una zavorra non indifferente per quello che siamo soliti chiamare centrosinistra. La cultura cattolica, quella ecologista, quella femminista, quella dei diritti, quella del paesaggio e della cultura sono ciò che caratterizza un moderno partito progressista, che lavorando insieme, appunto con la compassione, etimologicamente interpretata, il sentire comune appunto, sono come le dita di una mano che lavorano insieme (per dare un pugno o per fermarlo). Il problema quindi della sinistra sta nella sua doppia natura, formata da parte partitica, dove stanno i politici, e da movimenti, dove sta la società civile: entrambi fanno politica, ma la struttura dei primi e la liquidità dei secondi rende difficile essere efficienti. E l’idea di rendere liquidi i partiti stessi è ormai dimostrata come deleteria per la politica, poiché chi comanda in un partito così poco strutturato, diventa estremamente propagandista, più burocrate e meno relazionato alla base stessa. Ho sentito dire proprio da Walter Tocci che il problema sta nel relazionarsi tra corpi intermedi e la base, perché il problema della sinistra oggi è superare la fiducia della delega in bianco (e scimmiottamenti del centralismo democratico), poiché la consultazione crea maggiore legame e legittimazione, anzi dovrebbe essere proprio questo lo scopo di chi ha un ruolo apicale, “sentire come la pensa la propria gente”, poiché appunto pensa e ciascuno lo fa in modo diverso.

Le politiche di prossimità, quelle che pongono i bisogni degli invidui come elementi in relazione di una comunità, sarebbero dovute sorgere molto tempo fa, invece restando latenti ed emergendo man mano come necessità “di nicchia” solo dopo l’avvento della bolla speculativa americana nel 2008, restano per ora un patrimonio minoritario, ma al tempo stesso una preziosa cerniera di sviluppo per la sinistra.

Per politiche di prossimità si intende tutto quel patrimonio di sensibilità che toccano l’uomo e il suo contesto, l’ambiente in cui vive, il paesaggio che lo circonda, la rete di relazione e i luoghi in cui queste possono avvenire: una condizione  in cui la politica dovrebbe soddisfare i bisogni sia del singolo sia del gruppo è molto simile al pensiero di Langer sulla coesistenza di individui di etnie, lingue e culture diverse.

Leggendo non ricordo dove scoprì che una della accuse che qualcuno additò tra le cause del crollo della Ex Jugoslavia fu la rottura del modello socialista di Tito. Sicuramente quel modello aveva numerosi difetti, ma il fatto stesso che ci accingiamo ad una svolta molto forte per il futuro dell’Europa ci deve fare riflettere. Una grande sfida che la memoria di Langer, che potremmo forse dire sia uno degli ispiratori del PD, forse a sua insaputa, vista anche la recente citazione da parte di Renzi. Una sfida che deve ripartire dal modello originario di uguaglianza che lo Stato Sociale porta dentro di sé.  Un nuovo modello, rossoverde come mi piace pensare, che connoti l’Europa di domani, dove la condivisione, la cultura del paesaggio e del progetto caratterizzino una sinistra nuova, vera, pluarale e liberale.

Alexander Langer, un politico europeo

Alexander Langer, qui ben descritto, scoperto grazie ai libri di Guido Viale per me è stata una bellissima sorpresa. Non pensavo potesse esserci stato nella storia recente uno come lui. Uomo di confine, culturale, geografico e linguistico, ma soprattutto politico. Cattolico convertito, di famiglia borghese con padre ebreo e madre cattolica non praticante. Tedesco di lingua italiana. Di sinistra, ma avanti per quelli che erano i canoni del suo tempo. Già europeista, contro i localismi e il nazionalismo. Uno che voleva la pace tra italiani e tedeschi nonostante fosse sudtirolese di Vipiteno, uno che voleva fare il prete tanto aveva scoperto quanto fosse rivoluzionario il messaggio del cristianesimo, glielo impedirono ed entrò in lotta continua; fondo i Verdi e cercò a sinistra una posizione non marxista di dialogo coi cattolici sui temi dei beni comuni. Uno dei primi a combattere per salvare la foresta amazzonica. Uno di quelli che si schierò per la questione jugoslava contro la guerra interetnica, che  perse amicizie perché chiese l’intervento dell’Europa per porre fine al conflitto. Semplicemente un europeo che cercava di essere un ponte di dialogo.

Noi del e nel PD gli dobbiamo tanto anche se non lo sappiamo o ce ne dimentichiamo.