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Bottega artigiana e dintorni


 

Ringrazio   Adriano Sampietro con cui a quattro mani abbiamo scritto queste considerazioni, pubblicate sull’opuscolo Negotium 2011

In un passato relativamente recente la Lombardia si distingueva per la propria capacità di produrre innovazione culturale (vedi arte contemporanea, moda e design). Negli ultimi decenni sono
venute meno le condizioni che hanno favorito la nascita e l’affermazione dell’eccellenza creativa lombarda e si assiste oggi alla proliferazione di singole iniziative pubbliche di grande richiamo
che tuttavia non rappresentano il frutto di adeguati percorsi di ricerca, formazione, sperimentazione e produzione artistica e culturale. Si è impoverita la proposta culturale ed economica che
aveva favorito questo tipo di sviluppo. Occorre uscire da questo guado pericoloso, dove tutto (o
molto) sembra essersi fermato al “muro del pianto” dove sfogarsi senza proporsi, oppure alla cinica
rassegnazione verso la globalizzazione avanzante. Un sistema formativo inadeguato, che non
sembra in grado di educare alla creatività, né tanto meno in grado di intercettare e valorizzare le eccellenze in campo artistico e culturale. Un sistema in stallo che a fatica riesce a trasmettere conoscenze e competenze innovative. Un contesto logistico sfavorevole, frutto di una carente programmazione nella destinazione degli spazi. In Lombardia i rari esempi di luoghi finalizzati alla promozione della contemporaneità e dei nuovi linguaggi faticano a competere con altre destinazioni d’uso in grado di garantire rendimenti nettamente superiori. Un tessuto socio-economico condizionato da fattori economicofinanziari che tende a reclutare e
assorbire i migliori talenti artistici a fini prevalentemente “commerciali”. Un contesto socio-politico
che tende a penalizzare le generazioni più giovani non promuovendo a sufficienza attività di ricerca e sperimentazione artistica. Da qui la forte necessità di ricreare situazioni favorevoli per rilanciare un mercato dell’offerta peculiare che sta scomparendo : artigiani e figure professionali legate alle tradizioni delle arti e dei mestieri tipiche del contesto comasco (cesellatori, falegnami, fabbri, calzolai, disegnatori tessili, muratori, sarti, intagliatori, orefici, orologiai …panificatori, pescatori,…il cestaio, l’arrotino … ). Da qui l’impegno rivolto alla formazione professionale tout-court con taglio aperto all’imprenditoria artistica e alla scuola-bottega in particolare e
la necessità di sbocco professionale supportate dalla costituzione di cooperative di produzione e cooperative tra professionisti per promuovere un modello economico che sia reddituale (riduzione delle spese di gestione, aumento delle entrate favorito dalla sinergia delle figure professionali comprese nel modello e dalla ricerca di integrazione con la vocazione turistica del territorio). In quest’ottica, con uno sguardo al passato e alla tradizione da un lato, dall’altro guardando al futuro e all’innovazione, è possibile provare a invertire la tendenza odierna analizzando e sviluppando i seguenti punti, per noi nodo cruciale all’interno del discorso fatto fino ad ora. 1) E’ fortemente esigita una programmazione urbanistica che preveda quartieri e/o
rioni che ricreino. spazi per le scuole-bottega, per i negozi con annessi laboratori artigianali. Quindi un’offerta di situazioni laboratoriali con spazi messi a disposizione per attività
produttive e di servizio da parte degli
Enti Pubblici. Una o più Banche territoriali, Fondazioni territoriali ponte
ad aiutare le giovani generazioni a prendere il volo. 2) Una programmazione territoriale in grado di rivalorizzare “la corte” come modello di socializzazione e di sviluppo sostenibile e una fetta della città (quartiere) da dedicare a residenza per artisti. 3) Il circolo virtuoso deve trovare i giusti collegamenti e canali per attrarre l’attenzione degli abitanti e dei turisti verso questa proposta culturale/produttiva, per creare indotto e commercio. Senza investimenti non si va da
nessuna parte ! 4) L’obiettivo deve essere quello di formare individui consapevoli del loro possibile ruolo all’interno del sistema produttivo. La dimensione artigianale del
lavoro non è più da considerare strettamente legata alla produzione. Il sistema industriale e la produzione di massa hanno trascurato la professionalità del singolo, impoverendo il modo di lavorare pre-industriale, cioè quello di tramandare “a bottega”, depauperando di fatto quella che
è la cultura del lavoro. 5) Riprendere in chiave moderna i concetti dell’Art&Craft, adattandoli però al terzo millennio … pensare all’artigianato non solo come categoria di produzione, ma anche
come servizio parallelo, nella dimensione assistenziale di riparatore esperto. E’ necessario uscire
dalla logica del “compro-uso-butto”, per riprendere e promuovere
“la civiltà del riuso, del riciclo”.
Un’utopia ? A ben riflettere forse è necessario un rilancio dello “sviluppo sostenibile” in un’epoca di grandi stravolgimenti, mistificazioni, turbative, crisi. A livello “macro” il modello di economia va ripensato. A livello “micro” la scommessa sulla bottega artigiana, inserita in un contesto ripensato, può avere le gambe per camminare.