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Le cinque categorie antropologiche dell’elettore di centrosinistra

Premessa:  queste categorie si adattano solo a soggetti strutturati che seguono la politica in modo più o meno attivo.

Categoria 1

Il lineare sostanziale

Questo tipo di persona solitamente si fida delle parole del ” momentaneo leader” del centrosinistra, si chiami esso Prodi, Bersani o Veltroni. Non si tratta di personalità che si appassionano molto alle diatribe interne; piuttosto si può descrivere meglio in questa categoria i deleganti di sinistra. Impegnati sì, ma non nelle minuzie della politica; a loro importa poco. L’importante è che non ci sia la destra, poi se si fa qualcosa di buono tanto meglio. Insomma, fedele alla linea anche quando una linea non c’è. Queste persone sono orfani del “caro lider” e da sempre aspettano che ci sia un nuovo Berlinguer o chi per esso. Quindi nella speranza che questa sia la volta buona, gli danno ragione. “Non sia mai che si è andati contro la linea vincente”.

Categoria 2

Il rinnovatore

Chi appartiene a questo vasto gruppo di individui rinnega lo status quo. Cambiare è la loro parola d’ordine. Stanchi del crogiolarsi nel bel passato di opposizione vetero, queste persone vogliono davvero migliorare la politica con innesti nuovi e un ricambio forte, contenutistico, modale, generazionale. Il problema di fondo è che nel turbinio di idee, emergono contraddizioni sia esecutive sia programmatiche. Si rischia di dire così solo alcune cose e dimenticarne altre, senza rendersi conto che se esiste una gerarchia delle priorità, questa deve essere chiara a loro prima di tutto. Il tema generazionale rischia di fare da tromba assordando gli uditori e nascodendo anche al rinnovatore stesso quali siano le altre idee programmatiche di fondo. E alla fine si scopre che ci sono, ma si è fatto troppo marketing per comunicare con la gente dimenticando invece alcuni problemi sollevati spesso dal resto della base, che invece si rischia di inimicarsi per negligenza e troppa faciloneria. Ogni riferimento a Renzi è puramente casuale.

Categoria 3

Il sinistro

“Il PD non è abbastanza di sinistra, quindi la coalizione rischia di essere troppo spostata al centro”. Questo è uno dei ragionamento che fa il sinistro, anche aprioristicamente quando si parla di PD, su qualsiasi argomento e in barba alle posizioni che in merito ad un certo tema si sono affermate. Per lui non è mai abbastanza. Per lui non è ben chiaro che se esistono i comunisti a sinistra del PD, sarà difficile che il PD faccia quello che dicono quei comunisti lì. Se lo dicono già loro, per quale motivo dovrebbe rincorrerli? Questa domanda è peregrina al sinistro, che spesso fa della laicità una bandiera arrotolata all’asta che usa come una lancia. In realtà della laicità importa poco, è solo un pretesto per ostentare al mondo la sua natura anticlericale ed attaccare il cattolicesimo democratico, spesso stantio, spesso addormentato, ma sicurmante anni luce distante dal clericalismo bieco e parziale che si insinua nella politica avversaria. Ovviamente il sinistro pretende e critica molto, ma poi si rende conto che i compagni di viaggio che ha schernito fino a cinque minuti prima non sono poi così male. E allora gli tocca tirare fuori la faccia di bronzo e dire che si deve battere la destra, magari ingoiando qualche rospo turandosi il naso.

Categoria 4

Il centrista

Antropologicamente opposto al sinistro, il centrista dal canto suo vede tutto troppo poco moderato nel centrosinistra. Anche lui ha i suoi problemi, tanto che vede troppa sinstra attorno a sé e aspira ad un’intesa con altri moderati, cattolici e liberali, che stanno nello schieramento opposto. Il suo passatempo preferito è la ricerca delle alleanze o la preghiera perché queste ci siano, ma solo col centro.  Come nel caso del sinistro, anche il centrista non si è mai chiesto perché voti e militi un gruppo di centrosinistra, quando le sue idee sono palesemente di centro. Sovente il centrista esce con risposte in materia economica del tutto assurde, spesso obsolete o addirittura oniriche che si rifanno ad un principio di sussidiarietà presente nelle Sacre Scritture, ma del tutto assente nelle azioni dei moderati con cui flirta in continuazione. Il centrista svolge attività (anche e soprattutto nel caso sia militante) in parrocchia, luogo nel quale purtroppo si esaurisce il suo mondo e la sua capacità di agire. Questo atteggiamento limita il suo orizzonte inicandogli addirittura le associazioni di natura cattolica, che per loro natura non possono che avere confini ben più grandi.

Categoria 5

L’analista

L’analista non appartiene a nessuna delle categorie precedenti: solitamente è minoritario e tende ad immedesimarsi nei problemi altrui, tanto da capire le posizioni degli altri quattro gruppi. E’ prassi che non venga ascoltato e venga marginalizzato. Sua formazione è sicuramente ambientalista, con un bagaglio culturale sicuramente più denso e umanista, almeno per tendenza, rispetto agli altri individui. Lui fa della politica una questione culturale. Va oltre gli steccati ideologici, anche se sostanzialemente è laico e molto aperto ai valori cristiano sociali, oppure è cattolico ed è molto aperto ai valori laici e civili. Si sente e risulta un indipendente e viene spesso confuso per un rinnovatore, ma a differenza di questo, pondera e calibra il tiro, rendendo meno iperboliche le sue uscite. Questo atteggiamente lo marginalizza rispetto alla conoscenza delle masse. Difetto primo dell’analista è tendere a capire subito le situazioni e le problematiche annesse, con risultato però di avere un’azione limitata, quasi che esso sia un politologo e non invece un politico. L’analista potrebbe quindi agire e fare quello che in generale tutti vorrebbero, ma non riesce a farlo come vorrebbe, poichè la sua incisività è limitata da altri che seguono in modo schizofrenico i pensieri degli altri quattro archetipi.

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Bersani a Como

 

La Politica a Como sta vivendo un momento di svolta. Una svolta  coincide con la novità della figura di Mario Lucini. Una svolta che si incarna in giovani candidati. Una svolta che coincide con l’attenzione dei politici nazionali su quanto sta succedendo a Como.

Non posso non ricordare le parole di Bersani oggi. Il centrosinistra amministra i capoluoghi delle regioni del nord, lo fa bene. Ora tocca a noi uscire dalle macerie degli ultimi anni, con una politica nuova  e di rinnovamento che sia davvero alternativa alle destre liberiste e populiste che hanno messo in ginocchio l’Italia e l’Europa.

 

Qua il video di oggi con Lucini e Bersani

 

Il merito della questione

oppure la questione del merito?

A destra se ne è sempre fatto un gran parlare, ma poi abbiamo visto che il modo più semplice per risolvere certe questione si è poi rivelato il solito familismo, che nel terzo millennio ha pure preso il nome di parentopoli.  Uno scenario disarmante insomma. E dove non c’è la famiglia, c’è la clientela, la fedeltà e la subordinazione completa.

Ebbene nel centrosinistra va affrontata la questione del merito. I giovani non sono bravi perché sono giovani. Ci sono giovani bravi e altri che lo sono meno. Punto. Il problema sta nel dare a chi se lo merita il giusto spazio per quello che fa e che conosce.  Indipendentemente dalla corrente o dalla fedeltà politica interna che uno ha. E guai che venga chiamato arrivista, perché questa è la sindrome di accerchiamento degli arrivati.  La sindrome che allontana chi non mastica politica davanti ai telegiornali. Ad alcuni piace chiamarla rottamazione, a me piace considerarlo un semplice e normale ricambio generazionale.  La politica italiana non ha mai dato troppo peso al merito e nemmeno le proposte demagogiche di liste civiche o simili danno davvero significato a questa parola. E’ solo uno slogan che si risolver in urla da straccivendoli. Chi vuole farsi strada, deve farselo da sé come dice giustamente Prodi. Non pensiamo che chi sta seduto su una poltrona si alzi per lasciare il posto ad altri per la loro bella faccia. Per questo occorre fare una battaglia nei partiti, contro le correnti perché la democrazia porti avanti i migliori e non solo quelli più fedeli, che magari sono anche brave persone, ma più che mai abbiamo bisogno oggi di persone brave. Perché se la società civile negli ultimi venti anni si è allontanata da certe tematiche disgustata dal regime partitocratico della prima repubblica, oggi potrà avvicinarsi alla politica solo se viene premiato davvero chi può fare il bene della collettività e non gli amici degli amici.  Però dobbiamo dire sì alla trasversalità e all’ascolto attivo, no alle correnti, no alla demagogia e NO al populismo becero.

Sabato 21 ore 18 Pippo Civati a Como insieme ai giovani candidati del PD