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Je suis charlie

– Qui vivevano ebrei, mussulmani, eretici, cattolici.
– La cultura d’Oc a un certo punto l’hanno quasi ammazzata. Sai perchè?
– Perché?
– Perché era gente tollerante
– A me la parola tolleranza non piace; se devi tollerare qualcuno non c’è il senso di uguaglianza.

E’ un significativo dialogo de “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti, film del 2005 che spiega cosa sta succedendo oggi e che ci pone come forze progressiste ad analizzare seriamente il tema della tolleranza, della libertà di opinione che ha reso emancipata e libera l’Europa e ha permesso il progresso nella moderna società occidentale per come la vediamo oggi. La tolleranza  (reciproca) non basta, perché se manca il senso di rispetto, gli uomini repressi prima o poi si vogliono vendicare. E come sappiamo la vendetta non porta che ad altre vendette e il sangue sparso è sempre inutile.

L’altro giorno ho condiviso l’articolo di Marina Terragni sulla libertà delle donne a sopravvivere con il velo nel mondo arabo e sul fatto che le forze progressiste hanno tanto tergiversato troppo a lungo. Ahimè è vero.

Pensiamo alla retorica -spesso superficiale- di quello che accade ai cristiani nei paesi islamici che appare nei dibattiti televisivi o negli slogan di chi magari non sa nemmeno cosa succede al di là del mare. Da ottanta anni gli zabalin, i copti d’Egitto, sono stati costretti ai margini della società del Cairo: spinti a vivere e a costruire le loro case in quello che è stato il cimitero dei Mamelucchi, esclusi dai lavori, costretti a vivere riciclando rifiuti. Prima della caduta di Mubarak con la scusa dell’influenza suina h1n1 sono stati uccisi tutti i maili che allevavano con la frazione organica dei rifiuti raccolti e la loro condizione di miseria non è potuta che aumentare.  Impedire la libertà religiosa nel mondo occidentale non è che rende più liberi i cristiani perseguitati. Ma pare che questo sia poco comprensibile a chi prova a speculare e le cui soluzioni politiche non hanno affatto diminuito o arginato il problema del fondamentalismo religioso sotto forma di terrorismo armato.

Il problema evidente è che dal colonialismo in poi le peggiori dittature, laiche o teocratiche, del mondo islamico hanno avuto sempre l’appoggio più o meno tacito dei poteri economici dell’occidente (in Egitto per esempio) e quando queste dittature si sono svincolate la parte sana e liberale della società era già stata abbondantemente repressa. Basta vedere cinquanta anni fa la vicenda di Mossadeq in Iran o più di recente il naufragare delle primavere arabe a favore di militari o forze islamiste.

Pensiamo al Kurdistan, Pakistan e all’occupazione del Kashmir, alla Libia, al Mali. Pensiamo all’ignoranza dei fanatici africani che negli anni scorsi hanno bruciato preziosi testi sacri islamici a Timbusctù e che sono stati salvati dalla lungimiranza di altri mussulmani lungo un pericoloso percorso sul fiume Niger. Pensiamo a tutti gli esuli mussulmani liberali che sono costretti a lasciare i loro paesi perché intere nazioni affondano nella corruzione e in fanatismo senza giustificazioni. Tanti rifugiati politici sono riparati in Italia e in Europa ed è loro che dobbiamo sostenere per rendere le loro nazioni libere dal terrore e dal fondamentalismo.

Abbiamo visto che l’esperienza dell’unilateralismo dell’era Bush della democrazia esportata a suon di bombe non ha fermato e non ha che aggravato l’escalation del fondamentalismo islamico proprio in quelli che erano i cosiddetti “stati canaglia”. Quella non è la soluzione, mi pare evidente.

E per concoludere non posso che dire che mi riconosco nel pensiero riportato ieri da Ilda Curti. Assessore del comune di Torino
“ Uno dei due poliziotti barbaramente trucidati si chiamava Ahmed e serviva, da poliziotto, il suo paese. Da un lato ci sono i barbari assassini feroci, dall’altro, tutti gli altri nessuno escluso. La frontiera del “noi” e “loro” è tutta qui. Barbari assassini contro il resto del mondo. ‪#‎charlieHebdo‬”

 

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