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In tempi di crisi il mondo ha bisogno di eroi

 

 

Da sempre bistratta la letteratura pop da strada coi suoi sogni di carta ed eroi ipertrofici  grazie alle nuove tecniche cinematografiche diventa membro di diritto del pantheon universale dell’immaginario occidentale. E quindi anche globale.
Quanto c’è di politico in un film come Avengers?Molto, tanto, praticamente tutto.
Se con X Men si è trasmesso il sogno di integrazione portato avanti dai movimenti afroamericani portando a livello popolare la questione dell’integrazione (un lungo percorso che inizia nel 1963 con la morte di Martin Luther King e finisce alla fine degli anni ’80 con le metafore sull’apartheid sudafricana), con Avengers, i Vendicatori portano la bandiera dell’America a sventolare sopra la crisi.  Anzi contro la crisi.
Crisi economica e di identità.
I più potenti eroi della terra sono americani. Punto.
C’è una sola donna: è russa e pure spia. Chi ci vuole vedere un riferimento contemporaneo alla popolare Anna Chapman, non farà fatica a trovarlo.
Gli eroi sono tutti americani tranne uno, che però è un dio extraterrestre.
Il gruppo è eterogeneo. Da una parte abbiamo gli eroi veramente fuori dal comune, Hulk e Thor, dei titani, un modello inarrivabile le cui capacità danno sicurezza, una sicurezza quasi mistica. Hulk è in classico caso di dottor Jeckill e mr Hide, in chiave pop anni ’60 (con qualche radiazione di troppo). Genio e sregolatezza, un classico insomma.
Poi abbiamo il soldato Steve Rogers, che come Capitan America rappresenta la Nazione, la storia e l’eredità che ogni americano si porta nel cuore: la costituzione.  La Vedova Nera – Scarlett Johansson e Clint Burton – Occhio di Falco sono una metafora. Essere umani come noi con una sola dote portata al massimo.
Purtroppo sono umani, troppo umani e infatti possono sbagliare; entrambi sono per un certo momento considerati traditori, eppure grazie alle loro capacità riusciranno a dimostrare che stanno dalla parte del giusto anche se hanno sbagliato. Il tipico sentimento pietista americano insomma che si manifesta nell’altruismo come forma di redenzione.
Infine c’è Tony Stark che dentro questa squadra rappresenta l’eccellenza americana.
Lui è l’homo faber.  Non solo è un selfmademan, è un eroe, con tutti i difetti che odieremmo nell’altro. E’ colto, intelligente, è arrivato, piace alle donne, è ricchissimo e ha qualche problema con l’alcol. Tutto queste cose dovrebbero rendercelo odioso. Eppure tutti vorremmo essere come lui. Iron man è il novello prometeo, colui che riesce a rubare la fiamma degli dei, la τέχνη che lo eleva da uomo sconfitto a campione. Lui ha forgiato il suo destino, ha sconfitto la morte e ora si mette al servizio dell’umanità.  Tutto questo ci dice qualcosa? Sicuramente sì. La crisi economica c’è e si sente. Gli americani hanno cercato in Obama un eroe mitologico che si scontra con la realtà. Se Obama non può essere l’eroe che l’America vorrebbe, tornano buoni allora i miti della giovinezza. Il mondo intero ha bisogno di eroi, di un’epica in cui credere. Non bastano buoni propositi e signori degli anelli. La fortuna del fantasy è tramontata, ora servono gli eroi del boom economico, un ritorno ai fasti della superpotenza. La crisi non si combatte come il terrorismo o come l’Unione Sovietica. La crisi non si batte con le armi, né con la finanza.  L’11 settembre dove stavano gli eroi? Dove erano dopo l’uragano Katrina? Come può l’america vincere la crisi? Per farlo occorrono fiducia e determinazione, virtù guerresche, occorrono simboli.
Simboli che mettano insieme i cuori dei padri con quelli dei figli.
I tanto odiati eroi dei fumetti (perché gli americani li odiano quando gli affari vanno bene), tornano di prepotenza. E’ successo nella seconda guerra mondiale, quando sono nati, è successo negli anni ’60 col Vietnam e negli anni ’90 con la prima guerra del Golfo. Succede oggi, ma gli eroi non sono più di carta, sono nei cinema, la settima arte. Quello che è stato considerata spazzatura culturale per molti anni diventa in tempo di crisi e di smarrimento un patrimonio collettivo per gli americani, qualcosa che unisce le generazioni. L’America non è l’Europa. Non hanno avuto gli scontri generazionali tra Illuministi e Romantici, non hanno avuto risorgimenti e moti nazionali. Solo la guerra di secessione, che però non tira molto di questi tempi. Serve qualcosa che unisca le famiglie in un immaginario che evochi i fasti e le glorie passate affinché questo ricordo sia di buon auspicio. L’americano è ottimista per natura, perché dalla sua ha il sogno. Padri e figli vogliono addormentarsi entrambi con la certezza di sognare le stesse cose. Ma serve sempre qualcosa per tornare a sognare, ecco il perché della pellicola Avengers.  Al di là del 3D e degli effetti speciali questo è  in sintesi il messaggio che traspare.

Se esiste qualcosa che lega la memoria di ciascun individuo ad un passato comune, state certi che insieme queste persone possono costruire il futuro.