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La puntualità dell’ovvio

Ogni tot mesi arriva puntuale un comunicato della CGIA di Mestre che viene a raccontarci che c’è un’Italia di professioni e mestieri ricercati e che nessuno vuol più fare, anche se ben pagati. Poi parli con amici che quei lavori li fanno davvero e scopri che la realtà è sempre la stessa: contratto part-time e però poi lavori 40 ore la settimana, straordinari non pagati, orari spezzati con pause in orari improbabili, ricattabilità e mobbing quotidiano.

Panettieri pagati come oro, parrucchieri introvabili e via a scedere con gli ingegneri e i programmatori informatici o i grafici.

E’ di qualche settimana fa a notiza che Repubblica aveva offerto 500 euro al mese per l’impaginazione del giornale: ora se uno dei principali quotidiani nazionale fa questo tipo di offerta, che viene rifiutata, probabilmente il motivo per cui anche gli altri lavori non vengono trovati è molto semplice: il prezzo.

Non è pensabile che una persona oggi in Italia accetti un lavoro che pur nelle mille difficoltà non gli permetta la sussistenza. Mi pare chiaro quindi che qualcosa nella trattazione dei dati da parte della CGIA di Mestre non funzioni e invece sarebbe utile e opportuno per tutti avere le giuste informazioni per capire che cosa non va e chi sta cercando di fare il furbo alle spese degli altri.

In tempi di crisi il mondo ha bisogno di eroi

 

 

Da sempre bistratta la letteratura pop da strada coi suoi sogni di carta ed eroi ipertrofici  grazie alle nuove tecniche cinematografiche diventa membro di diritto del pantheon universale dell’immaginario occidentale. E quindi anche globale.
Quanto c’è di politico in un film come Avengers?Molto, tanto, praticamente tutto.
Se con X Men si è trasmesso il sogno di integrazione portato avanti dai movimenti afroamericani portando a livello popolare la questione dell’integrazione (un lungo percorso che inizia nel 1963 con la morte di Martin Luther King e finisce alla fine degli anni ’80 con le metafore sull’apartheid sudafricana), con Avengers, i Vendicatori portano la bandiera dell’America a sventolare sopra la crisi.  Anzi contro la crisi.
Crisi economica e di identità.
I più potenti eroi della terra sono americani. Punto.
C’è una sola donna: è russa e pure spia. Chi ci vuole vedere un riferimento contemporaneo alla popolare Anna Chapman, non farà fatica a trovarlo.
Gli eroi sono tutti americani tranne uno, che però è un dio extraterrestre.
Il gruppo è eterogeneo. Da una parte abbiamo gli eroi veramente fuori dal comune, Hulk e Thor, dei titani, un modello inarrivabile le cui capacità danno sicurezza, una sicurezza quasi mistica. Hulk è in classico caso di dottor Jeckill e mr Hide, in chiave pop anni ’60 (con qualche radiazione di troppo). Genio e sregolatezza, un classico insomma.
Poi abbiamo il soldato Steve Rogers, che come Capitan America rappresenta la Nazione, la storia e l’eredità che ogni americano si porta nel cuore: la costituzione.  La Vedova Nera – Scarlett Johansson e Clint Burton – Occhio di Falco sono una metafora. Essere umani come noi con una sola dote portata al massimo.
Purtroppo sono umani, troppo umani e infatti possono sbagliare; entrambi sono per un certo momento considerati traditori, eppure grazie alle loro capacità riusciranno a dimostrare che stanno dalla parte del giusto anche se hanno sbagliato. Il tipico sentimento pietista americano insomma che si manifesta nell’altruismo come forma di redenzione.
Infine c’è Tony Stark che dentro questa squadra rappresenta l’eccellenza americana.
Lui è l’homo faber.  Non solo è un selfmademan, è un eroe, con tutti i difetti che odieremmo nell’altro. E’ colto, intelligente, è arrivato, piace alle donne, è ricchissimo e ha qualche problema con l’alcol. Tutto queste cose dovrebbero rendercelo odioso. Eppure tutti vorremmo essere come lui. Iron man è il novello prometeo, colui che riesce a rubare la fiamma degli dei, la τέχνη che lo eleva da uomo sconfitto a campione. Lui ha forgiato il suo destino, ha sconfitto la morte e ora si mette al servizio dell’umanità.  Tutto questo ci dice qualcosa? Sicuramente sì. La crisi economica c’è e si sente. Gli americani hanno cercato in Obama un eroe mitologico che si scontra con la realtà. Se Obama non può essere l’eroe che l’America vorrebbe, tornano buoni allora i miti della giovinezza. Il mondo intero ha bisogno di eroi, di un’epica in cui credere. Non bastano buoni propositi e signori degli anelli. La fortuna del fantasy è tramontata, ora servono gli eroi del boom economico, un ritorno ai fasti della superpotenza. La crisi non si combatte come il terrorismo o come l’Unione Sovietica. La crisi non si batte con le armi, né con la finanza.  L’11 settembre dove stavano gli eroi? Dove erano dopo l’uragano Katrina? Come può l’america vincere la crisi? Per farlo occorrono fiducia e determinazione, virtù guerresche, occorrono simboli.
Simboli che mettano insieme i cuori dei padri con quelli dei figli.
I tanto odiati eroi dei fumetti (perché gli americani li odiano quando gli affari vanno bene), tornano di prepotenza. E’ successo nella seconda guerra mondiale, quando sono nati, è successo negli anni ’60 col Vietnam e negli anni ’90 con la prima guerra del Golfo. Succede oggi, ma gli eroi non sono più di carta, sono nei cinema, la settima arte. Quello che è stato considerata spazzatura culturale per molti anni diventa in tempo di crisi e di smarrimento un patrimonio collettivo per gli americani, qualcosa che unisce le generazioni. L’America non è l’Europa. Non hanno avuto gli scontri generazionali tra Illuministi e Romantici, non hanno avuto risorgimenti e moti nazionali. Solo la guerra di secessione, che però non tira molto di questi tempi. Serve qualcosa che unisca le famiglie in un immaginario che evochi i fasti e le glorie passate affinché questo ricordo sia di buon auspicio. L’americano è ottimista per natura, perché dalla sua ha il sogno. Padri e figli vogliono addormentarsi entrambi con la certezza di sognare le stesse cose. Ma serve sempre qualcosa per tornare a sognare, ecco il perché della pellicola Avengers.  Al di là del 3D e degli effetti speciali questo è  in sintesi il messaggio che traspare.

Se esiste qualcosa che lega la memoria di ciascun individuo ad un passato comune, state certi che insieme queste persone possono costruire il futuro.

 

economia al tempo della recessione

Un interessante articolo su micromega ci spiega che cosa non va e che cosa non si dovrebbe fare oggi. Il problema grosso è che mentre il governo prova a mettere una toppa, il resto delle misure in questa congiuntura possono risultare poco efficaci, un po’ come cercare di spegnere il fuoco soffiandoci sopra. Un problema risolvibile se le elezioni tedesche e francesi fossero vinte da forse progressiste e di conseguenza stessa sorte capitasse anche all’Italia l’anno prossimo

Occorre invertire la rotta

Purtroppo l’aria di crisi tocca la cintura comasca a nord e a sud con il fallimento delle Grafiche Dotti e aggiunge una prospettiva non di certo rosea allo scenario già drammatico: la realtà imprenditoriale che ancora insisteva (e resisteva) nella zona limitrofa alla convalle si sta man mano riducendo. E’ un duro colpo per le famiglie e per il futuro. Qualche mese fa mi era capitato già di vedere striscioni fuori dalla sede di Casnate, ma non pensavo la situazione fosse  già così grave.

E’ evidente che il ciclo economico iniziato con la chiusura della Ticosa sta volgendo al termine e bisogna invertire la tendenza. Occorre generare lavoro, attirare investitori e produrre indotto. E’ facile a dirsi certo, ma il tempo ormai è scaduto. Tocca alla prossima giunta, che io credo proprio sarà quella guidata da Mario Lucini, affrontare questa eredità problematica e trovare delle soluzioni, come quelle che proposte nel programma del centrosinistra.

Finanziamenti e investitori esteri

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Montenegro/Allarme-bancarotta-per-il-Montenegro-114736?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Prima di vedere quali potrebbero essere gli investitori non palazzinari che potrebbero investire per dare lavoro e riqualificare le aree dismesse comasche, è bene dare una lettura all’articolo. La situazione montenegrina è drammatica ed è frutto di scelte sprovvedute, scelte che ricordano molto la vendita della Ticosa ai francesi 32 anni fa e che ha causato la vera crisi del tessile comasco. Una crisi da cui Como non si è ripresa. Perché se chiudi una azienda, non è che se ne apre un altra subito dopo. E questo è un problema che solitamente i liberisti sfrenati si dimenticano di dire. Business of the business is business. Certo, ma a che prezzo?

 

 

Come cambia il mondo con i BRICS

I BRICS intervengono da Nuova Delhi a gamba tesa sullo scenario mondiale. Sarà il G20 a contare e non più il G8. L’Iran deve continuare il processo di ricerca nucleare a fini civili. Le pratiche recessive non vanno bene in Europa, specie se il prezzo del petrolio sale e questo anticipa sempre nuovi periodi recessivi, specie ora che il dollaro sta recuperando terreno nei confronti dell’euro. Israele conta sempre meno nello scacchiere internazionale. I BRICS pongono alla Nato il divieto di intervento armato in Siria; questo modifica ulteriormente la politica internazionale. Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa ci sono e vogliono contare. Loro crescono, noi no. Dobbiamo tenere conto che non siamo più soli e agire di conseguenza.  Israele è un retaggio di tipo novecentesco ormai. Può portare gli USA in guerra quando vuole? in Siria non è successo e in Libia non è andata come in Iraq. I BRICS contano molto di più di Israele ormai, anche perché il debito americano è sostenuto dalle loro economie. Israele è solo un rubinetto aperto in mezzo al deserto. Cosa importa di un enclave occidentale in medio oriente alle potenze emergenti? La Cina non sono gli USA e la Russia di oggi, non è di certo l’URSS di cinquanta anni fa. I tempi cambiano e cambiano le potenze militari. La Svezia tra il XVII e ill XVIII secolo egemonizzò il nord Europa e finì per non contare nulla nel XIX secolo. Ragionare per stereotipi ci ha fatto credere che l’ingresso della Cina nel WTO non cambiasse molto, ma abbiamo visto come è andata a finire.