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Riflessioni dopo gli attentati di Parigi (novembre 2015)

Capitolo 1 – l’odio

Ieri sera ho visto L’odio : Francia di venti anni fa, periferia, mancanza di scolarizzazione, piccola delinquenza, problemi di integrazione, anche al di là delle questioni etniche.
Come al solito emergono due problemi frutto della rivoluzione industriale: il primo urbanistico, l’altro sociale. La mancanza di progettazione di spazi sociali intergenerazionali e il venir meno dell’aggregazione dei corpi intermedi, tutte caratteristiche di uno stato laico figlio degli ultimi due secoli.
Il bisogno latente è la socialità in una società che socii non ci vede affatto, la risposta progettuale potrebbe probabilmente essere la destinazione di spazi per la costruzione di soluzioni aggregative negli orari pomeridiani e serali. L’uomo non vive solo per lavorare, specie se un lavoro magari non ce l’ha. Il “dopolavoro” come la possibilità di fare le ferie e vedere il mare una volta l’anno sono state risposte concrete di riscatto ad una quotidianità che poteva rischiare di finire nel degrado e nella deriva sociale. Il venire meno degli spazi nati in epoca cultura industriale di massa e quindi anche dell’indotto, hanno tirato una riga, ma da lì occorre ripartire.

Capitolo 2 – lo stato sociale

Al di là della retorica sul terrorismo purtroppo la questione oggi è come riprogettare le città e soprattutto le periferie senza doverle ricostruire da zero e senza ricadere magari in forme di stato etico, affinché nessuno si senta escluso o alienato, perché non è solo questione di spazi, ma di organizzazione del tempo e di vita sociale al di fuori della famiglia e dopo scuola. Se lo Stato è burocrazia e il welfare si limita alla famiglia, non andremo da nessuna parte

Capitolo 3 –  la storia dei “se”

Se c’è un momento fondamentale della storia del XX secolo che è cruciale per il destino della contemporaneità, quello il 1953, in quello che oggi è l’Iran.
Se la CIA nel 1953 non avesse voluto a tutti i costi rimuovere Mohammad Mossadeq ancor prima ostacolato dall’alleanza tra Scià e Zar, la storia contemporanea non avrebbe avuto guerre e terrorismi nel modo in cui li conosciamo.
Mossadeq era figlio di nobili, ma era per la nazionalizzazione del petrolio in Persia e per una riforma agraria. Britannici e americani non tollerarono queste scelte e si intromisero nella politica interna del paese, fomentando i gruppi fondamentalisti islamici contro il movimento laico e democratico che teneva insieme liberali e comunisti (e tutti avevano vissuto e studiato in Europa). Insomma in quella data il processo democratico partito dai moti rivoluzionari simili a quelli che nel 1848 toccarono mezza Europa venne bruscamente interrotto da una repressione dispotica.
La storia non si fa con i “se”, ma se ciò non fosse accaduto, l’Iran non sarebbe precipitato in mano agli Ayatollah nel 1979, non ci sarebbe stata la guerra Iran-Iraq, non ci sarebbero state le due guerre del golfo, quindi il terrorismo islamico non sarebbe dilagato nella valle del Tigri e dell’Eufrate. In Siria probabilmente non ci sarebbe stata una dittatura così come non ci sarebbe stato Saddam in Iraq e il Libano sarebbe rimasto come negli anni ’70. Forse ci sarebbe stato altro, ma al posto di pensare di esportare la democrazia, sarebbe stato opportuno che questa avesse potuto fiorire in modo lineare in Iran così come in Europa.
Il terrorismo internazionale è l’estremo risultato di una politica imperialista antidemocratica del secolo scorso. Le persone che hanno compiuto queste scelte sono tutte morte da anni, ma le loro responsabilità ricadono su di noi, su milioni di persone in tutto l’emisfero nord nel pianeta, da New York allo Xinjiang, a Utoya come a Parigi. Gli assassini avvenuti a Parigi nel 2015 ci hanno toccato tutti profondamente (ma non possiamo dimenticare i morti che il terrorismo fa ogni giorno in Africa e in Asia) e l’unica cosa che possiamo fare è rispondere all’oscurantismo e al terrorismo con più democrazia. Non permetteremo alla paura della paura di farci tacere perché noi possiamo fare la differenza e cambiare la storia già da oggi.

Capitolo 4 – Immaginare gli spazi futuri

 

Alessandro Papetti una decina di anni fa ritraeva quel che restava della fabbrica della Renault a Ile Seguin sulla Senna in queste gigantesche tele. Da qualche anno al posto del complesso industriale c’è un grande vuoto in attesa di nuove edificazioni
Ecco come la fabbrica e gli altri luoghi di lavoro e i progressi ottenuti dal movimento operaio hanno costruito buona parte della socialità del XX secolo, tocca a noi porre le basi per costruire una nuova storia che faccia sentire tutti parte di una comunità in questo XXI secolo ormai incominciato, ma che come il precedente si inizia a scrivere dall’ anno 15.