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Ricette diverse

 

Interessante questo articolo del giornalista e scrittore Guido Viale.

Direi più interessante la parte sulle buone pratiche piuttosto che la proposta politica, perché quando si parla di decrescita, c’è sempre quell’aria da puzza sotto il naso molto gauche caviar (e in effetti non è proprio il caso di chiamare in causa santoni radical chic). Interessante è piuttosto l’analisi pragmatica sulle cose da fare, le cose normali che andrebbero sostenute, come il sostegno al fare impresa. Dice infatti Viale alcune cose fuori dal coro che anche se alla fine non mi convincono pienamente, però è bene tenere in considerazione e non bollare come un grido di Cassandra:

La verità è che l’alternativa tra crescita e decrescita è stata spazzata via dai fatti: la crescita non ci sarà più, per lo meno in questa parte del mondo (e sempre meno, e sempre più devastante, anche nelle altre). Non ci sarà alcun ritorno alla «normalità» di un tempo: perché il mondo di domani, come già quello di oggi, sarà in preda a sconvolgimenti continui, non solo economici e finanziari, ma soprattutto ambientali; e a rischi sempre maggiori di svolte autoritarie. Per questo «non c’è più tempo». Quanto alla decrescita, il problema non è come perseguirla, ma come governarla. E per farlo bisogna mettere al centro le cose che si vogliono e possono fare per stare tutti meglio; o meno peggio. Creando gli strumenti per deciderle e realizzarle insieme.

Quindi non c’è la soluzione nella decrescita, come pensarono  i francesi che la inventarono, ma piuttosto bisogna riuscire a convivere con la mancanza di crescita che ci sarà in futuro.

Allo stesso tempo oltralpe c’è in vantaggio per le presidenziali  il socialista Hollande che di un solo punticino supera il Sarko nazional-liberale; questo rischia di fare dimenticare a molti italiani che la situazione transalpina è diversa da quella italiana così come lo sono le nostre storie e non possiamo copiare soluzioni politiche di altre nazioni, ma serve inventarcene di nostre. Niente ricette di cucina francese e nessun papa straniero (nemmeno in cattività avignonese), perché servono soluzioni nostrane, non importate. Si rischia che non si preservi a catena del freddo e ci beccheremo tutti il mal di pancia da non riprenderci più. A riguardo riflessione interessante su blogdem.

Guida al riuso e alla riciclo

http://www.occhiodelriciclone.com/index.php?option=com_content&view=article&id=739:nasce-una-guida-al-riuso-del-circondario-empolese-valdelsa&catid=27:articoli&Itemid=214

Ho scoperto l’esperienza dell’Occhio del riciclone grazie al libro di Guido Viale, che ritengo al momento uno degli analisti più lucidi delle scenario italiano.  Si fa presto a dire green economy, ma quando parliamo di riuso, cala il sipario sulla questione. Invece è proprio l’attenzione alle materie prime che dovrebbe farci riflettere.

Abbiamo dei modelli da seguire che funzionano bene? Certo, eccoli!

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=372818052748968&set=a.101884036509039.4373.100000623291941&type=1&theater

Quello che dobbiamo fare è copiare dai migliori e applicare le buone pratiche degli altri comuni anche a Como. E’ facile se altri ci hanno pensato prima di noi. Difficile è superarli, ma anche questo si può fare

Se poi vogliamo rifarci al mito rifiuti zero, ecco a voi Capannori, dove il PD e il resto del centrosinistra si sono dati da fare più che mai. Leggere per credere.

http://www.rifiutizerocapannori.it/