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I gufi e la nottola di Minerva

Di questi tempi si evocano troppo spesso gli uccelli del malaugurio, tra l’altro appellativo dovuto al loro canto cupo, che dovrebbe portare sfortuna in quanto messaggero di morte. La tradizione popolare vuole infatti che abbia assistito alla morte di Cristo sul Golgota.

Però non è sempre così: per esempio nel nord Europa e in Giappone (paesi che ci dovrebbero sempre insegnare molto) l’animale è un porta fortuna e nell’immaginario della fiaba si associa sempre saggezza unita ad una certa scontrosità. Per non parlare poi della civetta, la nottola di Minerva, simbolo della saggezza: glaucopide e capace di vedere al buio, quindi capace di trovare la verità. Secondo questo principio, poiché al calare del crepuscolo che la nottola spicca il suo volo, Hegel ritiene che la filosofia arrivi sempre troppo tardi. Probabilmente è vero, ma questo non vale per la politica.

Infatti i famosi politici strigiformi, profeti di sventura, consacrati a Cassandra, hanno il vizio di arrivare a cose fatte dicendo “ve l’avevo detto”, quando ormai le uova sono rotte tutte. Del resto perché non entrare nel merito, cercando la mediazione, quella vera, al posto di giocare il tiro alla fune? Questo fino ad oggi non si è capito. Oppure si è capito benissimo.

Però ricordiamo che i grandi leader, direi perfino i grandi leader, hanno trovato il gelo delle steppe russe, gli elefanti in India, le loro Canne, le loro Waterloo. Perfino loro.

È quindi ci stupiamo che i piccoli leader non possano trovare burrasca in quello che oggi invece è un bicchiere d’acqua il cui rischia di affogare ogni rapporto col dissenso interno? Trattare i propri compagni di viaggio al pari degli avversari politici, non è solo un grosso errore, ma una fossa che ci si scava da soli. Una volta esauriti quelli che entrano nel merito delle questioni, che dicono le cose come stanno, restano quelli fedeli al capo, i pretoriani coi ranghi serrati. Ma la storia ci insegna che è proprio in mezzo a questi fedelissimi che si alimentano le congiure. Del resto in un’epoca in cui si apprezza la fedeltà alla lealtà, dove spesso sono individui più fedeli al capo di turno che alla moglie, allora qualcosa che non va c’è.

Ma la colpa qualcuno ce l’ha. E sovente si suole darla agli strigiformi di turno, che hanno menato rogna -diciamocelo- piuttosto che darla a chi ha la responsabilità. in quel momento.