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Ricette diverse

 

Interessante questo articolo del giornalista e scrittore Guido Viale.

Direi più interessante la parte sulle buone pratiche piuttosto che la proposta politica, perché quando si parla di decrescita, c’è sempre quell’aria da puzza sotto il naso molto gauche caviar (e in effetti non è proprio il caso di chiamare in causa santoni radical chic). Interessante è piuttosto l’analisi pragmatica sulle cose da fare, le cose normali che andrebbero sostenute, come il sostegno al fare impresa. Dice infatti Viale alcune cose fuori dal coro che anche se alla fine non mi convincono pienamente, però è bene tenere in considerazione e non bollare come un grido di Cassandra:

La verità è che l’alternativa tra crescita e decrescita è stata spazzata via dai fatti: la crescita non ci sarà più, per lo meno in questa parte del mondo (e sempre meno, e sempre più devastante, anche nelle altre). Non ci sarà alcun ritorno alla «normalità» di un tempo: perché il mondo di domani, come già quello di oggi, sarà in preda a sconvolgimenti continui, non solo economici e finanziari, ma soprattutto ambientali; e a rischi sempre maggiori di svolte autoritarie. Per questo «non c’è più tempo». Quanto alla decrescita, il problema non è come perseguirla, ma come governarla. E per farlo bisogna mettere al centro le cose che si vogliono e possono fare per stare tutti meglio; o meno peggio. Creando gli strumenti per deciderle e realizzarle insieme.

Quindi non c’è la soluzione nella decrescita, come pensarono  i francesi che la inventarono, ma piuttosto bisogna riuscire a convivere con la mancanza di crescita che ci sarà in futuro.

Allo stesso tempo oltralpe c’è in vantaggio per le presidenziali  il socialista Hollande che di un solo punticino supera il Sarko nazional-liberale; questo rischia di fare dimenticare a molti italiani che la situazione transalpina è diversa da quella italiana così come lo sono le nostre storie e non possiamo copiare soluzioni politiche di altre nazioni, ma serve inventarcene di nostre. Niente ricette di cucina francese e nessun papa straniero (nemmeno in cattività avignonese), perché servono soluzioni nostrane, non importate. Si rischia che non si preservi a catena del freddo e ci beccheremo tutti il mal di pancia da non riprenderci più. A riguardo riflessione interessante su blogdem.

Cugini transalpini

L’articolo di ieri sulle diverse destre non si ferma.

Il discorso si può benissimo applicare alla scena francese. La situazione delle destre d’oltralpe è separata da sempre, anche se negli ultimi dieci -quindici anni il sentimento di identità nazionale ha sempre permesso al centrodestra di Chirac e Sarcoky di vincere le elezioni fino ad oggi. Vittoria incentivata soprattuto grazie all’intercettazione del voto del conservatorismo nazionale pur essendo invece un partito liberal-conservatore.

Il socialismo transalpino (all’opposizione da oltre un lustro) non ha avuto la parabola del blairismo, quindi senza ammiccamenti e digressioni liberiste porta oggi un programma in piena dimensione neo-keynesiana (qualcosa di sinistra come piacerebbe sentirsi dire da qualcuno). Probabilmente potrebbe fare bene alla Francia, ma quanto bene potrà fare all’Europa? Questo non possiamo saperlo ancora. La crisi ha demolito la figura di padre della patria che Sarkozy aveva incarnato. I nazionalisti rifuggono dal liberismo e dal liberalismo e fanno fronte a destra. Chiaramente dopo questa tornata elettorale il partito gollista dovrà trovare un nuovo modello e nuova energia, perché probabilmente con Hollande in vantaggio già dal primo turno, sarà difficile che monsieur Bruni possa tornare all’Eliseo, in particolare con la stessa politica che ha fatto esplodere le periferie e ha visto collassare il modello di integrazione basato sullo ius soli e lo stato sociale. Se la crisi aveva fatto inghiottire all’Europa il corridoio di destra, in questo corridoio la destra stessa si frantuma e va in pezzi il modello borghese liberista, facendo invece trionfare le scelte populiste e xenofobe che però saziano la pancia della base conservatrice senza dare concreta soluzione ai problemi. Perché quando i problemi sono interni e strutturali, nessuna caccia alle streghe o al nemico interno risolve i problemi, piuttosto occorre un esame di coscienza su quanto fatto negli ultimi anni, una severa critica alla bolla speculativa che crea denaro facile senza ricadute industriali.  In questo i cugini francesi possono accomunarsi a noi nelle sfortune, anche se la l’Italia ha rischiato molto grosso per le eccessive leggerezze della classe dirigente votata nel 2008 con una maggioranza schiacciante. Ecco, occorre un esame di coscienza.